Il concetto di viaggio, innanzitutto.
Quello delle lunghe distanze da coprire,
quello del distacco dalle proprie radici e da certezze ormai disgregate.
quello necessario, generato dal bisogno di una vita migliore.
Emigrare per lavorare, fatica e solitudine annesse.
Una partenza come un enorme punto di domanda che trova
risposta in una periferia ostile, nel clima e nelle abitudini, dove
è difficile scorgere le luci della città.
L’approdo raggelante,dietro finestre con vista sulla nebbia.
Nella metropoli ed attorno ad essa, il viaggio muta lunghezza
ma non “umore”; diviene pendolarismo che toglie fiato ed energie.
“Di ferro e di rotaie si vive” , un dialogo quotidiano con
il nulla che ha mille facce e nessun volto.
Cusago e la Calabria, la Francia di inizio secolo, (XX° secolo, noblesse
oblige…), Ellis Island e le tante città senza nome,
dalle fabbriche agli uffici.
Alienazione è parola d’ordine; per tute blu o colletti bianchi non fa differenza.
